Quasi 50.000 euro.
E’ questa la somma spesa dal Comune di Orte per l’installazione, in pochi chilometri di strada da Orte a Orte Scalo, e fino a Petignano, di un numero sproporzionato di colonnine dissuasori, i famigerati Speed Check.
La polemiche sorte riguardo questo tipo di apparecchiature sono molte e comprendono diversi aspetti, il più importante è, senza dubbio, quello relativo alla loro non omologazione.
In poche parole i Velo Ok non sono a norma, secondo il Ministero dei Trasporti, in quanto non sono inquadrabili nel Codice della strada.
“L’attuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in quanto i manufatti non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie previste dal vigente Regolamento.”
Dunque apparecchi non regola ma, ultimamente assai in voga tra i comuni italiani, pur rappresentando un grave esempio di sperpero di denaro pubblico.
L’altro aspetto molto controverso è il loro posizionamento: collocate a bordo strada e ad altezza uomo sono facilmente danneggiabili dai vandali.
E’ già successo, infatti, che dopo qualche giorno dall’installazione le colonnine arancioni siano state ricoperte di vernice spray e rese inutilizzabili.
Inoltre, la scarsa distanza tra un dispositivo e l’altro rende le strade ancora più pericolose, sia perché gli apparecchi costituiscono un intralcio, sia perché gli automobilisti sono spesso costretti a frenare all’improvviso.
Per questi strumenti non a norma, pericolosi e pressochè inutili, l’amministrazione ha speso, come risulta dalla delibera di giunta (http://www.comune.orte.vt.it/images/stories/pub.%20311-13%20del.g.m.%20n.52-13.PDF) oltre 47000 euro di soldi pubblici.
Il rimanente importo, di 38.795 euro è stato finanziato dalla Regione Lazio.
Sempre soldi pubblici.
Un’operazione quanto meno discutibile, per la quale, si sta consolidando, da più orientamenti, l’ipotesi di danno erariale: spendere soldi per qualcosa che non è in regola, è infatti reato.
Chissà che ne pensano al Comune di Orte?
Simona Tenentini
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